
Chi lavora nel software conosce bene la differenza tra un progetto scritto in modo confusionario e un progetto che, a distanza di mesi, resta comprensibile, mantenibile e coerente con se stesso. È proprio su questo confine che si gioca il valore di RevexiDev, la costola tecnica del gruppo Revexi dedicata allo sviluppo software su misura.
Per capire cosa succede “dietro le quinte” abbiamo fatto qualche domanda a Bryan Ross, direttore tecnico di RevexiDev, che insieme a Francesco Boccacci ha messo a punto il modello di coerenza software che oggi guida ogni progetto realizzato dal team.
Bryan, partiamo dall’inizio. Come nasce la collaborazione con Revexi?
Ho conosciuto Francesco Boccacci nel 2023, durante il corso Artificial Intelligence dove insegnava la materia Fundamentals of Programming and Software Development. Non è stato il classico incontro “tra docenti” anche perchè lui partecipava online dall’Italia, ma da subito abbiamo capito che avevamo delle affinità: eravamo entrambi concentrati sugli stessi problemi, cioè come rendere ripetibile e verificabile la qualità di un software, invece di affidarla solo all’esperienza individuale del programmatore. Da lì è partito tutto e sono stato felice della sua chiamata coinvolgendomi nel progetto Revexi.
Cosa intendete esattamente per “modello di coerenza del software”?
È un framework che accompagna un progetto dall’inizio alla fine, garantendo che ogni fase sia coerente con quella precedente. Si parte dall’analisi tecnica dell’obiettivo: cosa deve fare davvero il software, quali vincoli ha, quali rischi comporta. Questa analisi viene poi tradotta in un progetto strutturato, con architettura, componenti e logiche ben definite. Solo a quel punto si passa alla scrittura del codice, che avviene anche con il supporto di modelli AI specifici, sempre sotto il controllo del framework basato sulle specifiche accademiche di UMGC.
Perché è così importante che ogni fase sia “monitorata” dal modello, invece di lasciare più libertà agli sviluppatori?
Perché è lì che si gioca la differenza tra un software abbozzato e un software davvero solido. Un buon programmatore può scrivere ottimo codice in un singolo modulo. Ma quando un progetto cresce, coinvolge più persone, più strumenti, magari anche l’intelligenza artificiale come supporto alla scrittura del codice, il rischio è perdere coerenza: naming diversi, logiche duplicate, decisioni prese in momenti diversi che non dialogano tra loro. Il nostro modello, sviluppato con i framework UMGC, tiene tutto ancorato a un’unica visione, dalla prima riga di analisi all’ultima riga di codice.
In pratica, cosa significa “framework UMGC” applicato a un progetto come RevexiDev?
Significa applicare rigore accademico a un contesto produttivo. Gli standard su cui abbiamo costruito il modello nascono da un percorso di studio strutturato attorno all’ingegneria del software e all’intelligenza artificiale. Non sono teoria fine a se stessa: li abbiamo adattati per funzionare sotto pressione, con tempi di consegna reali e clienti che hanno bisogno di soluzioni operative, non di esperimenti occasionali.
Come si concilia questo rigore con la velocità richiesta dai progetti reali?
È esattamente il punto di forza del modello. Il tempo che si “perde” nella fase di analisi e progettazione viene recuperato ampiamente in fase di sviluppo, perché non si torna indietro a correggere scelte incoerenti. E con il supporto dei modelli AI, la generazione del codice diventa molto più rapida, ma sempre guidata: l’AI scrive, il framework verifica che quanto scritto sia coerente con l’analisi e il progetto definiti a monte.
Qual è, la differenza più concreta che un cliente nota in un software realizzato con questo approccio?
La manutenibilità nel tempo. Un software nato da un buon programmatore può funzionare benissimo il primo anno. Un software nato sotto il controllo di un modello di framework continua a essere comprensibile e modificabile anche dopo due, tre, cinque anni, anche se cambia il team che ci lavora sopra. È la differenza tra un prodotto artigianale, per quanto ben fatto, e un prodotto costruito su un metodo replicabile.
Un’ultima domanda: come si evolverà questo modello nei prossimi mesi?
Continuiamo a fare ricerca, non ci fermiamo agli standard attuali. L’obiettivo è integrare sempre meglio i modelli AI specifici nelle fasi di analisi e progetto, non solo nella scrittura del codice, mantenendo però lo stesso principio di fondo: ogni fase deve rispondere a quella precedente. È quella coerenza, più di ogni singola tecnologia, a fare la differenza.
RevexiDev è la divisione di sviluppo software del gruppo Revexi. Ogni progetto viene seguito dall’analisi tecnica iniziale fino al rilascio, secondo un modello di coerenza sviluppato applicando standard di ricerca accademica a contesti produttivi reali. L’articolo è stato elaborato su un’intervista di Bryan Ross a “Computer Science Technologies (june 2026)”